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17
mar
La recente pubblicazione del carteggio intercorso tra Antonia Pozzi e Tullio Gadenz nel quinquennio 1933-1938 (Epistolario 1933-1938, Viennepierre, 2008) permette non soltanto di ricostruire un rapporto interpersonale decisivo per l’esistenza e la scrittura di entrambi, ma anche di analizzare, e a fondo, i moventi di una condivisa, sebbene differentemente modulata, poetica della montagna.
La strategia di scrittura epistolare che la Pozzi e Gadenz adottano veicola una reciproca tensione affettiva, per quanto non venga mai meno, da parte di entrambi, l’uso (borghesissimo) del lei (con qualche licenza amicale, da parte di Gadenz), né vi si riscontrino abbassamenti nel registro del quotidiano.
Scopo non dichiarato della scrittura epistolare, per quanto fitta (da parte di Antonia) di non-detto, di dignitosi velami che celano le profondità del dissidio interiore vissuto, è veicolare, più o meno avvertitamente, in una più o meno consapevole cifra programmatica, una modalità di ricezione della scrittura e della montagna, vissute entrambe come ardue «palestre» ascensive, di ricostruzione e di conquista di sé.
La scrittura, dunque, se è frutto anch’essa di un esercizio di ascesa, non potrà che rifletterne le vertiginose problematiche, e registrarne le conquiste, le durezze risolte nel «grido», nello «sgorgo» della cima raggiunta.
Il clima emotivo e morale cui attingono questi materiali epistolari (pur, va ripetuto, attraverso un sottilissimo velo di reticenza da parte della Pozzi, che plasma la propria scrittura sulle aspettative del destinatario) esclude del tutto la minimalità del quotidiano, a differenza di altre lettere soprattutto d’ambito familiare.
La comunicazione epistolare, nel caso delle lettere a Gadenz, non deroga mai da una atmosfera di vetta, rarefatta fino alla mancanza di ossigeno (questo risulta, in effetti, e il suo pregio e il suo limite), non sfiora mai, se non marginalmente, la terra e le sue problematiche – che invece riaffiorano, per quanto riguarda la Pozzi, in altri scritti coevi.
Certo, l’atmosfera di vetta (ideale ricreazione di una Montagna Incantata), s’è detto, costituisce a tratti l’asfittico limite, soprattutto umano, che emerge da questo carteggio; allo stesso tempo, tuttavia, a colpire è il valore documentario, storico, della modalità comunicativa. Il mero valore storico, cioè, che supera il contenuto stesso delle lettere.
La necessità vitale che la Pozzi mostra nei confronti di un rasserenante rapporto interpersonale con un altro che la capisca e interagisca in modo non problematico con lei la sollecita a descrivere la propria poetica, o almeno una possibilità di poetica, dai classici accenti di catarsi, di sublimazione e di superamento pacificato del dolore.
Al di là di questo, la scrittura, per la Pozzi, specialmente quella epistolare, sembra costituire una strenua volontà di legittimante appartenenza al mondo, stigmatizzando la morte e le angosce: la scrittura, cioè, come stigmatizzazione e allontanamento della morte, come volontà di resistenza di fronte alla morte e all’oblio del tempo.
Eppure la morte è catarsi della vita, come scrive la Pozzi, e la poesia è sublimazione del dolore, e la scrittura epistolare, che altrove risponde a molteplici esigenze comunicative, nelle lettere a Gadenz è veicolo del sé di chi scrive, è l’anima da sola, come ha scritto Emily Dickinson, rivestita di una laica, per quanto sacrale, immortalità – di una oltranza di sopravvivenza alla morte che costituisce, di questo carteggio, la cifra più sicura e luminosa.
Matteo M. Vecchio
Titolo: Epistolario (1933-1938)
Genere: Narrativa Italiana
Autore: Antonia Pozzi e Tullio Gadenz
Editore: Viennepierre
Anno di pubblicazione: 2008
Collana: I parabordi. Saggi
Informazioni: pg. 160
Codice EAN: 9788876010491
Prezzo di copertina: € 16,00
P.S. – Quest’anno ricorre il centenario della nascita di Tullio Gadenz e, nell’occasione, saranno curati alcuni inediti dell’autore da parte di Sandro Gadenz, Patrizia Garofalo e Marco Dalla Torre.
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4 Responses to “Note sul carteggio Antonia Pozzi – Tullio Gadenz a cura di Matteo M. Vecchio”
Spero veramente ci doni ancora dei suoi scritti.
Arriverà presto da voi, amici di poetilandia anche Marco Dalla Torre, altro sudioso di Antonia Pozzi e Tullio Gadenz
Sono come sempre felice dell’accoglienza
patrizia
Grazie a voi tutti per la stima, che ricambio con affetto!
Accurato, illuminante ritratto di una poetessa il cui canto sensibile ha lasciato un’impronta indelebile.
Vorrei presentare Matteo Vecchio, ricercatore all’università di Firenze, a mio avviso uno dei pochi esperti e studiosi su nuove visioni e profonde analisi
della poetessa e lo ringrazio di aver accettato di postare il suo studio dai miei amici poeti, sensibili ed accoglienti.
un abbraccio a tutti
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